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ULTRAS: PAOLO SCARONI SCRIVE E CHIEDE GIUSTIZIA

L'ultras bresciano Paolo Scaroni, gravemente ferito quattro anni fa alla stazione di Verona, ha deciso di scrivere questa lettera che ci è stata inviata e che pubblichiamo integralmente.

 

Ill.mo Ministro degli Interni

p.c. Presidente della Repubblica

p.c. Presidente del Consiglio

p.c. Ministro di Giustizia p.c.

Sindaco di Brescia

p.c. Prefetto di Brescia

p.c. Questore di Brescia

p.c. Sindaco di Verona

p.c. giornali e tv

 

Scrivo questa lettera alla vigilia dell’anniversario di una data che mi ha cambiato la vita: il 24 settembre del 2005. Mi presento: sono Paolo Scaroni, abito a Castenedolo, piccolo paese della provincia di Brescia. Ero un allevatore di tori. Ero un ragazzo normale, con amicizie, una ragazza, passioni, sani valori -anche sportivi- e la giusta curiosità. Facevo infatti molto sport e viaggiavo quando potevo.

 

Ero soprattutto un grande tifoso del Brescia. Una persona normale, come tante, direbbe Lei. Oggi non lo sono più (per la verità tifoso del Brescia lo sono rimasto, sebbene non possa più vivere la partita allo stadio com’ero solito fare: cantando, saltando, godendo oppure soffrendo). Tutto è cambiato il 24 settembre del 2005, nella stazione di Porta Nuova a Verona. Quel giorno, alla pari di migliaia di tifosi bresciani -fra i quali molte famiglie e bambini- avevo deciso di seguire la Leonessa a Verona con le migliori intenzioni, per quella che si preannunciava una sfida decisiva per il nostro campionato di serie B. Finita la partita, siamo stati scortati in stazione dalla polizia senza nessun intoppo o tensione.

 

Dopo essermi recato al bar sottostante la stazione, stavo tornando con molta serenità al treno riservato a noi tifosi portando dell’acqua al resto della compagnia (era stata una giornata molto calda ed eravamo quasi tutti disidratati). Tutti gli altri tifosi erano già pronti sui vagoni per fare velocemente ritorno a Brescia. Mancavano pochi minuti ed i binari della stazione erano completamente deserti. Cosa alquanto strana visto il periodo, l’orario e soprattutto la città in cui eravamo, centro nevralgico per il passaggio dei treni. Improvvisamente, senza alcun preavviso o motivo apparente, sono stato travolto da una carica di “alleggerimento” del reparto celere in servizio quel giorno per mantenere l’ordine pubblico e picchiato a sangue, senza avere nemmeno la possibilità di ripararmi. Sottratto al pestaggio dagli amici (colpiti loro stessi dalla furia delle manganellate), sono entrato in coma nel giro di pochissimo e quasi morto. Dopo circa venti minuti dall’aver perso conoscenza sono stato caricato su un’ambulanza -osteggiata, più o meno velatamente, dallo stesso reparto che mi aveva aggredito- e trasportato all’ospedale di Borgo Trento a Verona.

 

Lì sono stato operato d’urgenza. Lì sono stato salvato. Lì sono tornato dal coma dopo molte settimane. Lì ho passato alcuni mesi della mia nuova vita. Una vita d’inferno. Nel frattempo la mia famiglia, in uno stato d’animo che fatico ad immaginare, subiva pressioni e minacce affinché la mia vicenda mantenesse un basso profilo. Ai miei amici non andava certo meglio, nonostante tutti gli sforzi per far uscire la verità. Ovviamente, alcune cose di cui sopra le ho sapute molto tempo dopo la mia aggressione. Il resto l’ho scoperto grazie al lavoro del mio avvocato. Dalla ricostruzione dei fatti e tramite le tante testimonianze, emerge un quadro inquietante, quasi da non credere; ma proprio per questo da rendere pubblico. In seguito alle gravissime lesioni subite, presso la Procura della Repubblica di Verona è iniziato un procedimento a carico di alcuni poliziotti e funzionari identificati quali autori delle lesioni da me subite.

 

Nonostante il Giudice per le Indagini Preliminari abbia respinto due volte la richiesta d’archiviazione, il Pubblico Ministero non ha ancora esercitato l’azione penale contro gli indagati. Mi domando per quale ragione ciò avvenga e perché mi sia negata giustizia. Oggi, dopo avere perso quasi tutto, rimango perciò nell’attesa di un processo, nemmeno tanto scontato, considerati i precedenti ed i tentativi di screditarmi. Oltretutto i poliziotti erano tutti a volto coperto, quindi non identificabili (com’è possibile tutto questo?), sebbene a comandarli ci fosse una persona riconoscibilissima. Dopo le tante bugie e cattiverie uscite in modo strumentale sul mio conto a seguito della vicenda, aspetto soprattutto che mi venga restituita la dignità. Ill.mo Ministro degli Interni, sebbene la mia vicenda non abbia destato lo stesso scalpore, ricorda un po’ le tragedie di Gabriele Sandri, di Carlo Giuliani, ed in particolare di Federico Aldrovandi (accaduta a poche ore di distanza dalla mia), con una piccola, grande differenza: io la mia storia la posso ancora raccontare, nonostante tutto.

 

Le dinamiche delle vicende sopra citate forse non saranno identiche, ma la volontà di uccidere sì, è stata la medesima. Altrimenti non si spiega l’accanimento di queste persone nei miei confronti, soprattutto se si considera che non vi era una reale situazione di pericolo: era tutto tranquillo; ero caduto a terra; ero completamente inerme. Ma le manganellate, come descrive il referto medico, non si sono più fermate. Forse, ho pensato, oltre alla vita volevano togliermi anche l’anima. Per farla breve, in pochi secondi ho perso quasi tutto quello per cui avevo vissuto -per questo mi sento ogni giorno più vicino a Federico- e senza un motivo apparente. Sempre ovviamente che esista una giustificazione per scatenare tanta crudeltà ed efficienza. Le mie funzioni fisiche sono state ridotte notevolmente, e nonostante la lunga riabilitazione a cui mi sottopongo da anni con molta tenacia non avrò molti margini di miglioramento.

 

Questo lo so quasi con certezza: l’unica cosa funzionante come prima nel mio corpo infatti è il cervello, attivo come non mai. Dopo quattro anni non ho ancora stabilito se questa sia stata una fortuna. Ho perso il lavoro, sebbene abbia un padre caparbio che insiste nel mandare avanti la mia ditta, sottraendo tempo e valore ai suoi impegni. Ho perso la ragazza. Ho perso il gusto del viaggiare (il più delle volte quelli che erano itinerari di piacere si sono trasformati in veri e propri calvari a causa delle mie condizioni fisiche), nonostante mi spinga ancora molto lontano. Ho perso soprattutto molte certezze, relative alla Libertà, al Rispetto, alla Dignità, alla Giustizia e soprattutto alla Sicurezza. Quella sicurezza che Lei invoca ogni giorno, e tenta d’imporre sommando nuove leggi e nuove norme a quelle già esistenti (fino a ieri molto efficaci, almeno per l’opinione pubblica). Peccato però che queste leggi non abbiano saputo difendere me, Federico, Carlo e Gabriele dagli eccessi di coloro che rappresentavano, in quel momento, le istituzioni. Ill.mo Ministro degli Interni, alcune cose mi martellano più di tutto: ogni giorno mi domando infatti cosa possa spingere degli uomini a tanto. Non ho la risposta.

 

Ogni giorno mi domando se qualcuna di queste tragedie potesse essere evitata. La risposta è sempre quella: sì. A mio modesto parere, ciò che ha permesso a queste persone di liberare la parte peggiore di sé è stata la sicurezza di farla franca. Sembra un paradosso, ma in un Paese come il nostro in cui si parla tanto di “certezza della pena”, di “responsabilità” e di “omertà”, proprio coloro che dovrebbero dare l’esempio agiscono impuniti infrangendo ogni legge scritta e non, disonorano razionalmente la divisa e l’istituzione rappresentata, difendono chi fra loro sbaglia impunemente. Ill.mo Ministro degli Interni, dopo tante elucubrazioni, sono giunto ad una conclusione: se queste persone fossero state immediatamente riconoscibili, responsabili perciò delle loro azioni, non si sarebbero comportate in quella maniera ed io non avrei perso tanto. Le chiedo quindi: com’è possibile che in Italia i poliziotti non portino un segno di riconoscimento immediato come accade nella maggior parte delle Nazioni europee?

 

Ill.mo Ministro degli Interni, io non cerco vendetta, semmai Giustizia. Mi appello a Lei ed a tutte le persone di buon senso affinché questi uomini vengano fermati ed impossibilitati nello svolgere ancora il loro “dovere”. Chiedo quindi che si faccia il processo e nulla sia insabbiato. Cordiali saluti.

 

Paolo Scaroni, vittima di uno Stato distratto.

autore Redazione il 24/09/2009 11.39.33
I commenti dei nostri lettori
Commento di motumboe del 25/09/2009 17.19.15
un abbraccio a Paolo, prima di tutto! Mandiamo questa lettera a qualche blogger, che magari qualcuno la rilancia!
Commento di Peps79 del 25/09/2009 10.12.03
Senza parole veramente...Vedendo la sentenza al processodi G.Sandri, dubito ke verra' fatta giustizia... Certo ke lo stato italiano fa proprio vomitare...Paolo non mollare...!!!
Commento di ALE68 del 24/09/2009 21.29.15
mi associo .. GIUSTIZIA X PAOLO .. le istituzioni bresciane si facciano sentire, VOGLIAMO UN PROCESSO IMPARZIALE !
Commento di volpiste del 24/09/2009 19.49.10
Sul giornale di Brescia è stata pubblicata sia pure riassunta..... ma vorrei che fosse pubblicata sulla Gazzetta dello sport...
Commento di Manga92Bs del 24/09/2009 19.38.53
Ank'io spero ke venga pubblicato su un giornale noto... GIUSTIZIA X PAOLO !!!
Commento di wallace del 24/09/2009 18.52.49
in bocca al lupo paolo...non mollare mai !!!
Commento di Nikthebassist del 24/09/2009 17.38.06
Siamo in Italia caro Paolo... ti auguro di arrivare un giorno ad avere finalmente giustizia... ma purtroppo ne dubito
Commento di rondinellarovato del 24/09/2009 16.03.28
giustizia per Paolo e per tutte le vittime di questo Stato di m....
Commento di MikeBersa del 24/09/2009 14.15.33
Concordo con te ALEXANDER... Purtroppo c'è questo stereotipo che il tifoso che va in curva e in trasferta è un violento... Io ho letto un paio di articoli in merito a questa vicenda e si legge come in TUTTE le partite giocate in casa dall'Hellas ci siano stati scontri tra polizia e tifosi ospiti... Inoltre guardando le vicende che succedono a Bergamo ogni anno senza che ci siano provvedimenti mi vengono molti dubbi...
Commento di alexander del 24/09/2009 14.05.57
Questa lettera tanto non sarà mai presa in considerazione da nessuno......stiam parlando di uno che ha seguito la squadra in trasferta e quindi un famigerato e violento ULTRAS , qualcuno dirà che se stava a casa non gli sarebbe successo nulla.......mi dispiace ma giustizia in un questi casi è una parola grossa. Auguro a Paolo che possa avere ciò che chiede, ma quando uno spara da una parte alla altra dell autostrada a gambe allargate con 2 mani sulla pistole, 5 testimoni oculare della scena tra cui una turista giapponese che non sà nemmeno cosa sia un ultras, ed uccide qualcuno prende 4 anni di carcere , immaginiamo che pena possan subire gli autori del pestaggio di Paolo se mai saran condannati.
Commento di Spike86 del 24/09/2009 13.47.47
GIUSTIZIA PER PAOLO
Commento di astronascente del 24/09/2009 13.06.32
Solidarieta' per Paolo e che giustizia sia fatta per certi animali con la divisa
Commento di botty85 del 24/09/2009 12.51.04
aspetta e spera nella giustizia italiana....
Commento di MikeBersa del 24/09/2009 12.09.47
Probabilmente chi è venuto a Bergamo nella semifinal dei playoff con la Nord se la ricorda ancora.... Una volta arrivati in stazione dopo le perquisizaioni di rito ci fecero salire sulle filo per portarci allo stadio... Ebbene mentre a Brescia ci sono pulmini adatti e immagino che ci siano anche a Bergamo, quella volta eravmo a bordo di mezzi più che normali, ma la cosa bene peggiore erano le PORTE COMPLETAMENTE APERTE... Se solo qualche ultras atalantino avesse organizzato un blocco del tragitto vimlascio immaginare cosa poteva succedere... Cmq ritorando alla lettera e rinnovando anche i migliori auguri a Paolo e invocando ancora una volta giustizia, a me sembra che che ci furono un minimo di tafferugli anche prima della partita anche perchè i nostri tifosi entrarono in ritardo... Non vorrei sbagliarmi, ma a me pare che fosse andata così....
Commento di FabyBresciAAA del 24/09/2009 12.04.54
non ci sono davvero parole. speriamo venga fatta giustizia, ma la vedo dura.
Commento di FabioBs del 24/09/2009 12.03.57
Spero venga pubblicata anche su qualche giornale locale di spessore!
Commento di annabellabella del 24/09/2009 11.53.34
In Inghilterra ogni poliziotto porta sul casco un numero per essere identificato..ti auguro sia fatta giustizia...
Commento di volpiste del 24/09/2009 11.45.03
Non ci sono parole...... solo...... GIUSTIZIA PER PAOLO......
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