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Lavorare, lavorare lavorare. Questa è la nostra ricetta, vedrete che i risultati giungeranno». Al suo arrivo Beppe Iachini non faceva che ripetere questa frase: una sorta di formula magica, di ritornello sul quale magari creare il classico tormentone invernale. Per il tecnico ascolano è stata semplice, fin dall’inizio, la ricetta prescritta al Brescia. Ed ora la cura, a forza di allenamenti e accorgimenti tattici, sta producendo i primi effetti. La gara di Torino ha mostrato senza dubbio i buoni segnali emersi già prima della pausa: i biancazzurri hanno dominato i granata, sia in parità sia in superiorità numerica.
Di più: nella prima mezz’ora, giocata in maniera impeccabile, Caracciolo e compagni non solo hanno trovato il gol, ma hanno creato una serie di palle gol come mai era capitato prima, dando l’impressione di una superiorità netta sotto tutti i punti di vista: condizione fisica, organizzazione di gioco, sicurezza nei propri mezzi. Poi... Unico errore, ma pesantissimo Poi è arrivato il pareggio del Torino nell’unica disattenzione del reparto arretrato. E allora ecco tornare alla memoria l’altro «ritornello», quello di un Brescia che viene punito alla primo errore. Che all’Olimpico è stato anche l’unico. Motivo in più per avere rammarico, per ritenere il pareggio comunque un buon risultato, ma non ottimo. Perché le rondinelle avrebbero potuto vincere, perché c’è il rischio di ripensare al pareggio di Torino e a quello di Cittadella a fine anno, mordendosi le mani per quattro punti lasciati banalmente. E così il Brescia dei piccoli passi fatti, dei progressi costanti, deve adesso salire un altro gradino per il salto di qualità: trasformarsi in squadra cinica, avere quel colpo che «ammazza» le partite e spegne ogni velleità di rimonta nell’avversario. Contro i granata gli azzurri sono rimasti in superiorità numerica per più di un’ora, ma non sono riusciti a trovare la rete del 2-0, quella che avrebbe chiuso la partita. E la possibilità c’era, concreta, per un Brescia sicuramente superiore all’undici di Colantuono.
Tutto invece è diventato più difficile dopo il pareggio di Bianchi, con i padroni di casa a giocare in dieci nella propria metà campo senza concedere il minimo spazio. Tanto è vero che l’occasione migliore è arrivata con il tiro di Baiocco da fuori area. Chiudere la partita nel momento giusto, oppure sfruttare l’occasione per tentare la fuga: ecco due qualità che fanno grande una squadra; in serie B appartengono al momento anche alle squadre «medie» quali possono essere considerate Sassuolo e Lecce. Sabato, seppur in trasferta, avevano di fronte due avversarie non irresistibili come Triestina e Frosinone ed entrambi gli undici sono riusciti a trovare lo «strappo» per provare a staccarsi dal gruppo. Le soluzioni in vista di Piacenza Il Brescia a questo punto, se vuole recuperare, deve mettersi in testa al gruppo e tirare il gruppo. A partire da sabato, quando a Mompiano (ore 16.15, «regalo» di Sky dovuto alle Olimpiadi e che la Lega Calcio ha ovviamente accettato senza battere ciglio) arriverà il Piacenza. Da affrontare senza Andrea Caracciolo, che domani verrà fermato dal Giudice sportivo. Quasi inutile ricordare l’attuale peso specifico dell’Airone, che va in rete da cinque gare consecutive e che si è conquistato a suon di reti il primato nella classifica cannonieri.
Come sopperire quindi all’assenza di Caracciolo? La prima soluzione potrebbe essere quella di dare fiducia a Libor Kozak, rimasto a Brescia quando si pensava potesse cambiare maglia, per trovare maggior spazio altrove. In questo caso muterebbe poco: fuori un attaccante, dentro un altro. L’altra soluzione, visto il rientro di Vass dalla squalifica, potrebbe vedere l’avanzamento di Cordova, a creare una sorta di 3-5-1-1 con il cileno alle spalle di Possanzini. Quindi un Brescia che si troverebbe a giocare più palla a terra, visti i protagonisti in campo, e di conseguenza a sfruttare le fasce in maniera diversa. Riflessione finale sui nomi degli attaccanti affiancati al Brescia nel mercato da poco concluso: la giornata di sabato ha visto segnare sia David Di Michele sia Ciro Ginestra. Daniele Cacia invece ha ritrovato il campo, ma non il gol. Sfortunatissimo, si è fermato a colpire un palo interno.
Gianluca Magro
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