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Adesso non ci sono più dubbi. Dopo i successi esterni ottenuti sabato da Sassuolo e Lecce, il pareggio ottenuto dal Brescia a Torino va catalogato alla voce occasione sprecata. O, per meglio dire, due punti persi. Ora le lunghezze di distacco dalla promozione diretta salgono a nove. Fossero rimaste sette, sarebbe cambiato qualcosa a livello di numeri ma soprattutto ne avrebbe giovato la convinzione interna. Il morale rimane alto, perché sei risultati utili consecutivi pesano e, con la prospettiva di due incontri casalinghi alle porte – prima il Piacenza e poi l’Ascoli, in anticipo al venerdì – c’è la chance concreta di arrivare allo scontro diretto del 27 febbraio sul campo del Sassuolo con minore margine dagli uomini di Pioli. Tuttavia, certe occasioni vanno colte al volo. Venerdì, la squadra di Iachini ha ricevuto il migliore degli assist – per usare una terminologia cestistica – non riuscendo però a tramutarlo in canestro.
Gli aspetti positivi rimangono. E sono parecchi. Il primo tempo delle rondinelle è stato di rara bellezza. Il Brescia ha fatto la partita, nello stadio più prestigioso della cadetteria. Caracciolo e Possanzini hanno confermato il loro stato di grazia, la difesa (senza Mareco e con Martinez ancora a mezzo servizio) ha dato garanzie. Solo un colpo da maestro di Bianchi ha battuto Arcari. Ai biancoblù manca quindi solo il killer instinct. Prerogativa propria delle grandi squadre. A Cittadella, sull’1-0, accadde lo stesso. Venerdì si è ripetuto il ritornello, con l’aggravante dell’uomo in più mal sfruttato dal tecnico biancoblù, che ha tanti meriti nel momento positivo del gruppo ma manca talvolta di osare qualcosa di più a gara in corso.
Il 3-5-2 ha dato solidità all’assetto tattico, non si discute. In certi momenti dell’incontro, ad ogni modo, tornare alla difesa a quattro non sarebbe delittuoso. All’Olimpico, ad esempio, il Brescia ha avuto un tempo a disposizione per tornare in vantaggio ma, pur in superiorità numerica, è rimasto a difendersi con tre giocatori bloccati per arginare Bianchi, rimasto solo al centro dell’attacco. Ne sarebbero bastati due, con due esterni offensivi a spingere, per far giungere al tandem Caracciolo-Possanzini palloni più appetitosi. Come accaduto nel primo tempo quando, specie sulla destra, Zambelli si è espresso su standard d’eccellenza. Preoccupa casomai l’ inconsistenza della panchina biancoblù. Le rondinelle saranno pronte per la promozione diretta solo quando saranno al completo. Il che vuol dire recuperare almeno due centrocampisti, Mareco e Taddei. Altrimenti, a gara in corso, non ci sono ricambi.
E sabato, contro il Piacenza, la squalifica del capocannoniere della serie B (Caracciolo è arrivato a quota 17, l’anno scorso ne segnò 15 in tutta la stagione) lancerà in orbita Libor Kozak. Sarà lui l’uomo più atteso. Serve una sua prestazione d’autore per abbattere la rigenerata compagine emiliana. Servono i suoi gol alla società, specialmente, per mettere a tacere i mugugni derivati dal mancato acquisto di una punta in sede di mercato.
Luca Bertelli
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