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Il Brescia, questo Brescia che da quattro anni e mezzo regolarmente illude e ancor più regolarmente delude sul traguardo, ha un destino sinonimo di condanna: per far dimenticare il passato deve smentire se stesso. Non ci si scappa. La sconfitta con il Grosseto, arrivata dopo una ascesa vertiginosa (7 vittorie e 2 pareggi, dal 14° al 2° posto in meno di 3 mesi), conseguenza di miglioramenti evidenti nella fase difensiva e offensiva, ripropone le ombre che accompagnano i biancazzurri anche se non spengono le luci sul grande obiettivo dichiarato e agognato da tutti: la promozione diretta in serie A. Spesso si è ripetuto in passato che il Brescia, questo Brescia, è specialista nel restare piantato a terra nel momento in cui è necessario fare il salto di qualità. È successo anche stavolta e, cosa grave, in uno scontro diretto casalingo. Va detto che le condizioni erano le stesse di una settimana fa, per la sfida di Modena con il Sassuolo. E in quel caso il Brescia aveva vinto. Al Grosseto sono stati concessi 6 punti su 6, ma allo stesso modo ne sono stati presi 6 su 6 al Sassuolo, che in classifica affianca la squadra cara al presidente Gino Corioni (45 punti, terzo posto) ma con la partita di Cesena da recuperare.
NON È LA SCONFITTA con il Grosseto in sè a far scattare il campanello d'allarme. Dopo aver conquistato 23 punti su 30, uno stop è nell'ordine naturale delle cose. Il problema è il come è maturata la batosta contro la squadra di Elio Gustinetti. Nel dopo-partita di sabato in casa biancazzurra si sono sottolineati soprattutto la reazione della ripresa, il gran numero di occasioni da rete, il dominio assoluto. Non è falso, ma la partita è stata compromessa nel primo tempo con una serie di incertezze difensive che hanno portato Turati prima e Pinilla (per due volte) poi a chiudere l'incontro già all'intervallo. È sembrato di tornare a ottobre-novembre e alle prime gare di dicembre, quelle del punto racimolato in 4 partite (Reggina, Empoli, Frosinone e Ancona) quando la retroguardia ricadeva negli stessi errori: avversari a segno con irrisoria facilità sui lanci lunghi, libertà d'azione a uomini notoriamente pericolosi, distrazioni sui calci piazzati.
L'ANDAMENTO dell'incontro di sabato conferma che, sì, è giusto avere una manovra ariosa, la capacità di schiacciare l'avversario nella propria area, di creare non poche occasioni da rete. Ma meccanismi di copertura che si dimostrano di cartapesta per 4 volte in 45 minuti (i tre gol toscani più una prodezza di Arcari su Turati, smarcato da una punizione furbescamente battuta da Carobbio) sono una zavorra insopportabile per chiunque. Il Brescia, con 33 gol al passivo in 28 partite, in questo momento ha la decima difesa del campionato. Meglio hanno fatto formazioni d'alta quota come il Cesena (16), il redivivo Torino (26), il Sassuolo (28), la capolista Lecce (29) e l'Empoli (31), ma anche compagini che hanno altri obiettivi come il Modena (28) o il Vicenza, prossimo avversario dei biancazzurri, che con 25 gol incassati ha la seconda retroguardia del campionato. Per non parlare delle pericolanti Padova (31) e Piacenza (30), impegnata stasera nel posticipo-salvezza con la Reggina. Con la decima difesa del torneo si va da nessuna parte. Migliorare sensibilmente il dato sull'impermeabilità è la «condicio sine qua non» per raggiungere la promozione diretta in serie A. La via obbligata perchè il Brescia, questo Brescia, finalmente smentisca se stesso cancellando in un colpo un quadriennio di delusioni e traguardi mancati.
Vincenzo Corbetta
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